Il ruolo della dieta chetogenica nel disturbo bipolare 2 : meno pillole e più bacon?

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Il ruolo della dieta chetogenica nel disturbo bipolare 2 : meno pillole e più bacon?

 

Credo possa essere utile, prima di introdurre i risultati di uno studio recente sul legame tra regime alimentare e possibilità di controllo non farmacologico dei sintomi, tracciare una differenziazione sostanziale tra disturbo bipolare di tipo 1 e 2 , così come suggerito dal DSM-IV-TR

  1. Nel bipolare 1 è presente la mania (per almeno una settimana) e la depressione (per almeno due settimane) in alternanza. Il livello di rischio autolesivo e di scivolamento nella psicosi è potenzialmente elevato.
  2. Nel bipolare 2 è presente l’ipomania (per almeno quattro giorni) e la depressione (con le stesse caratteristiche e criteri diagnostici del tipo 1). Il livello di rischio è meno elevato e talora lo stato ipomaniacale può anche essere vissuto come fortemente creativo e produttivo, in quanto solo difficilmente fa perdere contatto con la realtà.

In linea generale, e senza addentrarmi nella pertinenza della farmacologia, il trattamento del disturbo prevede la combinazione di antipsicotici (atipici e in alcuni casi tipici) e antidepressivi (per lo più SSRI) e di quelli che vengono usualmente indicati come “stabilizzatori dell’umore” (tra cui litio e acido valproico), che sarebbero più appropriatamente definibili come “antimaniacali”, poiché la loro azione costituisce un fattore protettivo verso il viraggio alla mania.

Sfortunatamente, i farmaci utilizzati per il miglioramento e la gestione dei sintomi associati al disturbo bipolare 2 spesso portano con sé importanti effetti collaterali che tendono ad accumularsi con il passare del tempo. Trattandosi di una condizione cronica, diventa importante poter (anche solo teoricamente) pensare alla possibilità di un trattamento efficace almeno quanto i farmaci ma più sicuro e in grado di restituire alla persona un senso di agentività e capacità di controllare la propria condizione attraverso mutamenti dello stile di vita, e nel caso di questa trattazione, dello stile alimentare.

In un articolo del 2013 di Phelps, Siemers e El-Mallakh si ipotizza che attraverso l’induzione della chetosi (ossia uno stato metabolico in cui la maggior parte delle energie derivano da corpi chetonici nel sangue anziché dal glucosio come usuale) tramite una pressoché totale restrizione dei carboidrati in favore del consumo di grassi e di proteine di alta qualità (carni biologiche, pesce, formaggi e latticini selezionati…etc) , si possa aiutare la gestione dei sintomi del disturbo bipolare 2 (ipomania e depressione) .

Vengono citati i casi di due donne diagnosticate nella prima età adulta e che in precedenza ebbero una infausta risposta terapeutica ai farmaci, manifestando tra gli altri effetti collaterali, anche impulsi suicidari.

La prima paziente iniziò il regime chetogenico nel 2010 e lo mantenne inalterato per due anni, riuscendo con la sola dieta ad eliminare il supporto delle medicine, notando peraltro una correlazione tra quantità di corpi chetonici presenti nel sangue e qualità del suo umore (maggiormente stabile e sereno all’aumentare dei c.c.)

La seconda paziente invece si rese conto dei benefici di una dieta chetogenica quasi per caso, sperimentandola in passato per trarre sollievo dai sintomi del disturbo da colon irritabile. Una volta trovatasi in stato interessante, decise di sospendere l’uso della lamotrigina (come stabilizzatore dell’umore) e di riprendere la dieta che, nel giro di 48 ore e raggiunto uno stato pienamente chetotico, attenuò fortemente i sintomi invalidanti del disturbo e li mantenne sotto controllo per i successivi due anni di mantenimento del regime alimentare.

Risulta importante ricordare che entrambe le donne furono seguite da un gruppo di medici per valutare frequentemente le condizioni fisiche generali e assunsero degli integratori per prevenire il rischio di calcoli renali spesso presente nelle diete a basso apporto di carboidrati.

Sebbene dal punto di vista metodologico questo studio risulti per certi aspetti fragile nella generalizzabilità (campione molto ristretto, piena consapevolezza delle partecipanti riguardo agli obiettivi dello studio, forte motivazione e aspettativa di successo) e costellato di fattori confondenti (quali il “rivoluzionamento” della dieta da parte delle due partecipanti attraverso l’eliminazione di zuccheri raffinati, prodotti a base di glutine e introduzione degli integratori di Omega 3) credo sia importante diffondere la consapevolezza riguardo a studi come questo, indipendentemente dai risultati.

Tutto ciò per uscire auspicabilmente da un modello strettamente farmacologico di gestione di disturbi di frequente riscontro, che porta con sé l’intrinseco rischio a lungo termine di produrre effetti collaterali irreversibili che vanno a sovrapporsi al disagio già presente a causa della malattia, e che costringono, in una ottica di più ampio respiro, a dover intensificare le risorse (anche economiche) che devono essere destinate alla persona, con un aggravio dei costi sanitari/assistenziali.  L’auspicio personale è che quindi la ricerca si muova verso soluzioni terapeutiche efficaci, meno passivizzanti, con pochi effetti collaterali e in grado di dare al soggetto un senso di controllo sul proprio disagio.

Bibliografia:

Phelps J.R., Siemers S.V., El-Mallakh R.S. (2013). The ketogenic diet for type II bipolar disorder. Neurocase, numero 19 volume 5, pagg 423-426

National Collaborating Centre for Mental Health (UK) (2006). Bipolar disorder: The management of bipolar disorder in adults, children and adolescents, in primary and secondary care. British Psychological Society.


2 Comments

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Roberto Guerini

26 aprile 2017 at 8:43 pm

La ringrazio per la sua esposizione che mi ha molto colpito.Soffro di un disturbo bip. 2 da circa 10 anni ,io di anni ne ho 53.Io ho sempre pensato di puntare verso una dieta di tipo “vegetariano mediterraneo” mi passi il termine per trovare almeno una certa stabilità nel mio disturbo,visto che a volte è anche molto invalidante (mentre le scrivo sono a casa dal lavoro da 1 mese). Non ci sono controindicazioni riguardo una dieta chetogenica?Come posso fare per avere ulteriori informazioni?Conosco abbastanza bene gli alimenti e le loro proprietà (per passione)in fatti uso gli omega 3. Tendo ad avere il colesterolo alto e quindi devo limitare i prodotti animali.Mi può aiutare?
La ringrazio tanto e che Dio la benedica.

    Alberto Idone

    Alberto Idone

    30 aprile 2017 at 12:15 pm

    Gentile signore,

    la ringrazio per le benedizioni e le mando anzitutto i miei migliori auspici.

    Non essendo uno psichiatra credo di non poterle dare indicazioni specifiche in questo senso, ma penso che una consulenza di un dietologo abbastanza esperto possa aiutarla. Naturalmente i farmaci per il suo disturbo devono essere assunti regolarmente, anche qualora decidesse di cambiare in modo radicale la sua alimentazione. I due articoli che ho citato sono affascinanti e propongono qualcosa di nuovo rispetto al solito approccio protocollare e farmacologico, ma hanno due limiti importanti : il primo è che derivano da studi condotti su un campione molto limitato, e il secondo è costituito dal fatto che la dieta chetogenica per il disturbo bipolare (così come per l’epilessia) deve essere costantemente monitorata da un medico che sia favorevole a questo tipo di sperimentazione alimentare e monitori alcuni parametri essenziali.

    Se conosce l’inglese posso suggerirle di fare una ricerca con le parole chiave “keto diet and mood” , “keto diet and bipolar”. Parimenti in italiano “dieta chetogenica bipolare” e “dieta chetogenica umore”.

    Rimango a disposizione per eventuali approfondimenti

    Alberto Idone

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