Quelle quattro cose che avrei tanto voluto sapere prima di studiare psicologia : edizione riveduta e corretta


3 Comments

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Alessandra Foti

13 maggio 2016 at 7:07 pm

Non posso che ringraziarti per queste tue parole che oltre ad avermi fornito informazioni preziose che io, nella mia tenera ingenuità ( xD ), ignoravo del tutto, mi hanno dato l’immagine estremamente reale e e sincera di tutto il nostro panorama professionale, cosa che per quanto davvero amara, mi ha confortato mostrandomi che non sono l’unica che la vede così! Io sono arrivata fino alla fine della lettura, perchè questa folle passione ce l’ho, ma sai anche perché? Perché alla fine sono fiera di far parte di quella piccolissima fetta di psicologi che si è ritrovata a fare questo mestiere proprio perché mentre Dio distribuiva agli altri la capacità di pensare a se stessi, di auto celebrarsi, di puntare in alto e auto realizzarsi e le hard skills che dici tu, era in fila per l’autolesionistica e controproducente empatia e per le capacità di ascolto che inevitabilmente ci tolgono l’abilità di foderarci gli occhi (e la mente) con il prosciutto, rendendoci però talmente veri da poter leggere tra le righe di qualsiasi falsificazione umana, proprio come hai fatto tu in questo articolo…..e onestamente credo che questo non sia poco come qualità umana e professionale! Per questo sono fiera di far parte della TUA categoria! ti auguro il meglio, e sicuramente continuerò a seguire il tuo blog!!!:)
Ale

    Alberto Idone

    Alberto Idone

    21 maggio 2016 at 5:43 pm

    Grazie a te per avere avuto la pazienza di leggere tutto quanto! Il nostro è certamente un mestiere tanto ingrato quanto pieno di soddisfazioni. Purtroppo a volte non è soltanto un punto di vista, e siamo spesso divisi tra la famosa metafora di Matrix della pillola blu (che ci permette di andare avanti, di nutrirci di idealismo, di sognare con i pazienti e a volte anche per loro) e della pillola rossa (che invece ci ricorda di quanto sia frustrante a trent’anni non essere ancora collocati all’interno della società se non per un ruolo ancillario e poco remunerativo). Molte volte nel corso della nostra professionalizzazione dobbiamo compiere questa scelta. In questo caso ho deciso di esaminare cosa ci fosse dentro la pillola rossa. Ma è certamente per quella blu che tutti noi abbiamo fatto questa scelta.

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Martina

18 febbraio 2019 at 2:51 pm

cercando su google “le 10 cose che avrei voluto sapere prima di fare l’esame di stato…” il primo tra i risultati è stato questo tuo articolo. E non so se sia per le immagini rasserenanti, i giochi di parole o la schiettezza con cui scrivi, ma la mia attenzione non si è spostata dallo schermo fino alla fine della lettura. Grazie. Io in realtà parto da un punto diverso, essendo già mamma, lavoratrice a tempo pieno e ora ho deciso di imbarcarmi in questa avventura. Sapevo di non avere grandi prospettive di crescita lavorativa o solidità data dalla costanza del mercato, ma va così da quando, in ogni caso, sono entrata nel mondo del lavoro quindici anni fa subito dopo il diploma. Perciò navigo a vista, e nel frattempo, mi godo anche qualche panorama meraviglioso. A presto

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